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Nozioni di laboratorio

Come leggere le analisi del sangue: sigle, unità di misura e valori di riferimento

Un referto delle analisi del sangue si legge per righe: nome o sigla dell'esame, risultato, unità di misura e intervallo di riferimento del laboratorio. mg/dl vuol dire milligrammi per decilitro, e un valore fuori intervallo non è di per sé una diagnosi: il significato per il singolo caso resta del medico.

Flaconi di vetro trasparente con tappi viola, rossi e grigi in un cestello metallico su un davanzale bianco, accanto a una finestra luminosa
Avvertenza medica: Contenuti a scopo informativo: non sostituiscono il parere di un medico e nessuna pagina di questo magazine va letta come consiglio sanitario personalizzato.

Il foglio delle analisi del sangue arriva spesso per posta elettronica o allo sportello del laboratorio, e quasi tutti lo leggono da soli prima di arrivare dal medico. È un documento più ordinato di quanto sembri: ogni riga mette in fila quattro informazioni, sempre le stesse. Il nome dell'esame, a volte abbreviato in una sigla; il risultato, cioè il numero misurato sul campione; l'unità di misura, che dice di che cosa è fatto quel numero; e l'intervallo di riferimento, la fascia di valori che quel laboratorio considera abituale nelle persone sane. Capire queste quattro colonne non serve a fare una diagnosi, che resta un lavoro del medico, ma a non farsi spaventare da un asterisco e ad arrivare alla visita con le domande giuste.

Come è fatto un referto, colonna per colonna?

In cima al foglio si trovano i dati della persona, la data e l'ora del prelievo e il nome del laboratorio: non sono dettagli burocratici, perché alcuni valori cambiano con l'ora della giornata e con il digiuno. Poi gli esami sono raggruppati per famiglie. L'emocromo conta e descrive le cellule del sangue; la chimica clinica raccoglie glicemia, colesterolo, creatinina ed enzimi del fegato; più in basso possono comparire gli ormoni, come il TSH della tiroide, o gli indici di infiammazione, come la PCR e la VES. Accanto a ogni voce c'è il risultato e, nella colonna successiva, l'unità di misura. L'ultima colonna riporta i valori di riferimento: due numeri che delimitano una fascia, oppure una soglia unica preceduta dal segno di minore o di maggiore.

Cosa significa mg/dl?

La sigla mg/dl si legge milligrammi per decilitro. Un decilitro è la decima parte di un litro, cioè cento millilitri: il numero indica quanti milligrammi di una sostanza si trovano in cento millilitri di sangue, o meglio della sua parte liquida, il siero o il plasma, su cui si fa la maggior parte delle misure chimiche. Una glicemia di 90 mg/dl significa quindi 90 milligrammi di glucosio ogni cento millilitri, pari a 0,9 grammi per litro. Con la stessa logica si esprimono in milligrammi per decilitro il colesterolo, i trigliceridi, la creatinina e l'acido urico, mentre l'emoglobina si misura in grammi per decilitro, g/dl, perché nel sangue ce n'è molta di più.

Altre voci usano unità diverse, ed è normale che sullo stesso foglio convivano. Le cellule si contano: globuli bianchi e piastrine compaiono spesso in migliaia per microlitro, cioè per millesimo di millilitro. Gli enzimi del fegato si esprimono in unità per litro, U/l, una misura della loro attività e non del loro peso. Sodio e potassio compaiono in millimoli per litro o in milliequivalenti per litro, due scale che per questi due sali danno lo stesso numero.

Perché alcuni valori sono scritti in mmol/l?

Le millimoli per litro, mmol/l, appartengono al Sistema internazionale di unità di misura. Invece di pesare la sostanza in milligrammi, contano quante molecole ci sono, raggruppate in moli, in un litro di sangue. Per questo il passaggio da una scala all'altra non usa un numero valido per tutto: dipende dal peso di ciascuna molecola. Per il glucosio basta dividere i mg/dl per circa 18, per il colesterolo il divisore è circa 38,7. Anche l'emoglobina glicata, l'esame che riassume la glicemia degli ultimi due o tre mesi, si può esprimere in millimoli per mole, l'unità del Sistema internazionale, oppure in percentuale.

Le pagine del portale ISSalute dell'Istituto superiore di sanità riportano la glicemia in milligrammi per decilitro, con l'equivalente in millimoli per litro tra parentesi. Chi confronta il proprio referto con un articolo britannico o con un misuratore comprato all'estero trova spesso la seconda scala: il valore non è diverso, è solo scritto in un'altra lingua dei numeri. La tabella mette a confronto alcuni valori che ricorrono spesso.

EsameCome appare spessoLo stesso valore nell'altra scalaCome si passa
Glicemia a digiuno, limite alto della norma99 mg/dl5,5 mmol/ldividere per circa 18
Glicemia a digiuno, soglia del diabete se confermata126 mg/dl7,0 mmol/ldividere per circa 18
Colesterolo totale, valore auspicabile negli adultisotto 200 mg/dlsotto 5,2 mmol/ldividere per circa 38,7
Creatinina, esempio di conversione1,0 mg/dl88 micromoli per litromoltiplicare per circa 88,4
Emoglobina glicata, soglia del diabete6,5 per centocirca 47 o 48 mmol/moluna formula dedicata, non un semplice fattore

I valori della tabella vengono dalle pagine dell'Istituto superiore di sanità. La pagina sul test del glucosio considera normale una glicemia a digiuno fino a 99 mg/dl e indica che un valore pari o superiore a 126 mg/dl, trovato in almeno due occasioni distinte, basta per la diagnosi di diabete. Per il colesterolo totale l'ISS considera auspicabile negli adulti un valore sotto i 200 mg/dl, precisando che non esiste un valore normale o anormale in assoluto, perché ogni valore va pesato insieme agli altri fattori di rischio. La creatinina compare solo come esempio di calcolo, senza una soglia.

Come si chiama la glicemia nelle analisi del sangue?

Sul referto la glicemia può comparire con il suo nome, come glucosio, o con una sigla breve come GLU, a seconda del programma del laboratorio. È sempre la stessa misura: la quantità di glucosio nel sangue al momento del prelievo. Chi vuole capire perché si misura a digiuno e che differenza c'è con l'emoglobina glicata trova la spiegazione nella scheda del glossario sulla glicemia. Lo stesso succede con molte altre voci, che il laboratorio stampa con abbreviazioni nate dall'italiano, dall'inglese o dalla chimica: conoscerne una decina basta a orientarsi nella maggior parte dei fogli.

Le sigle che si incontrano più spesso

  • GB o WBC: globuli bianchi, le cellule delle difese immunitarie.
  • GR o RBC: globuli rossi, che trasportano l'ossigeno.
  • Hb o HGB: emoglobina, la proteina dei globuli rossi che lega l'ossigeno, in grammi per decilitro.
  • HCT: ematocrito, la parte del volume del sangue occupata dai globuli rossi.
  • MCV, MCH e MCHC: volume medio dei globuli rossi, quantità e concentrazione media di emoglobina al loro interno.
  • RDW: quanto variano tra loro le dimensioni dei globuli rossi.
  • PLT: piastrine, con MPV e PDW che ne descrivono dimensione e varietà.
  • AST e ALT, chiamate anche GOT e GPT, e gamma GT: enzimi legati soprattutto al fegato, in unità per litro.
  • PCR e VES: proteina C reattiva e velocità di eritrosedimentazione, due indici di infiammazione.
  • TSH: l'ormone che stimola la tiroide.
  • HbA1c: emoglobina glicata, la media della glicemia dei mesi precedenti.

Che cosa vuol dire intervallo di riferimento?

L'intervallo di riferimento, che molti referti chiamano ancora valori normali, non è un confine tra sani e malati. Il Manuale MSD lo descrive come la fascia in cui cadono i valori del 95 per cento delle persone sane: il laboratorio misura un gruppo di persone in buona salute e tiene la parte centrale dei risultati, lasciando fuori il due e mezzo per cento più basso e il due e mezzo per cento più alto. L'edizione per professionisti dello stesso manuale raccomanda ai laboratori di usare almeno 120 persone di riferimento. Ne discende una conseguenza semplice e poco conosciuta: per ciascun esame, circa una persona sana su venti ha un valore fuori dall'intervallo senza avere nulla.

Il conto cresce con il numero di esami. Se le misure fossero indipendenti tra loro, con venti esami la probabilità che almeno uno esca dall'intervallo in una persona sana sarebbe di circa il 64 per cento, quasi due possibilità su tre. Nella realtà molti esami sono legati l'uno all'altro e il numero esatto cambia, ma il senso resta: un pannello lungo produce quasi sempre qualche valore segnalato, ed è per questo che il medico guarda il quadro intero prima della singola riga.

Un numero fuori dalla fascia è una domanda da portare al medico, non una risposta già scritta.

Un valore con l'asterisco è un valore da temere?

L'asterisco, il grassetto o le lettere H e L, dall'inglese high e low, sono il modo in cui il programma del laboratorio segnala un risultato fuori dall'intervallo. Il simbolo cambia da un laboratorio all'altro, e la segnalazione è automatica: scatta per un decimale sopra il limite come per un valore molto lontano. Per chi legge contano tre cose: di quanto il numero si allontana dalla fascia, se è l'unico valore segnalato o se si muove insieme ad altri dello stesso gruppo, e se era già così negli esami precedenti. Sono le stesse domande che si farà il medico, e portare con sé i referti vecchi lo aiuta a rispondere.

Perché i valori cambiano da un laboratorio all'altro

Ogni laboratorio lavora con i propri strumenti e i propri metodi, e per molti esami stabilisce o verifica i propri intervalli. L'Istituto superiore di sanità ricorda che i valori normali dell'emocromo cambiano con il sesso, con l'età e con la strumentazione usata, e che bambini e adulti hanno fasce diverse. Persino due pagine della stessa fonte pubblica possono indicare limiti leggermente diversi: il portale ISSalute dà come normale una glicemia a digiuno tra 60 e 99 mg/dl nella pagina sul test del glucosio, e tra 70 e 100 mg/dl dopo 8 ore di digiuno in quella sulla glicemia alta. Per questo il riferimento giusto è sempre quello stampato sul proprio referto, e per seguire un valore nel tempo, come l'ISS suggerisce per il colesterolo, conviene rifare l'esame nello stesso laboratorio.

Digiuno sì o no prima del prelievo?

Bicchiere d'acqua su un tavolo di legno della cucina all'alba accanto a una mela intera, luce fredda e morbida del mattino dalla finestra

Le istruzioni sul digiuno le dà il laboratorio, e dipendono dagli esami richiesti. Secondo le pagine dell'ISS, la glicemia si misura a digiuno, di norma dopo almeno 8 ore senza cibo, e l'esame del colesterolo chiede un digiuno di almeno 12 ore. Per il solo emocromo, invece, il digiuno non è necessario, e non serve neppure per l'emoglobina glicata, che riassume la media dei mesi precedenti e non risente dell'ultimo pasto. Quando il foglio di prenotazione comprende più esami, vale la regola del più esigente. Annotare l'ora del prelievo e un eventuale strappo al digiuno aiuta poi a leggere un valore che sembra strano.

Leggere un referto non vuol dire interpretarlo

Il lavoro sulle parole e sulle unità ha un limite preciso. Un valore va letto dentro la storia della persona: i sintomi, le malattie note, i farmaci, i risultati precedenti, l'età e il sesso. Il Manuale MSD lo dice in modo semplice: sul significato dei risultati bisogna consultare il proprio medico. Le pagine come questa servono a una cosa più modesta e utile, arrivare alla visita sapendo che cosa c'è scritto sul foglio. Lo stesso metodo vale fuori dal laboratorio, per esempio quando si impara come leggere le etichette degli alimenti al supermercato, e ogni parola difficile incontrata su un referto può trovare la sua voce nel glossario sanitario del magazine.

Cosa significa mg/dl nelle analisi del sangue?

Significa milligrammi per decilitro: indica quanti milligrammi di una sostanza, per esempio il glucosio o il colesterolo, si trovano in un decilitro di sangue, cioè in cento millilitri. Una glicemia di 90 mg/dl corrisponde a 0,9 grammi di glucosio per litro.

Come si passa da mmol/l a mg/dl per la glicemia?

Per il glucosio si moltiplicano le millimoli per litro per circa 18; per il percorso inverso si dividono i mg/dl per 18. Così 5,5 mmol/l corrispondono a circa 99 mg/dl e 7,0 mmol/l a 126 mg/dl. Il fattore vale solo per il glucosio: per il colesterolo, per esempio, è circa 38,7.

Un valore fuori dall'intervallo di riferimento vuol dire essere malati?

No, non da solo. L'intervallo è costruito per comprendere il 95 per cento delle persone sane, quindi per ciascun esame circa una persona sana su venti ha un valore fuori fascia. Il medico valuta di quanto il valore si discosta, se si ripete e come si accorda con gli altri risultati e con la storia clinica.

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