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Martedì 20 Ottobre 2015 06:55

Mal di pancia e colite. Ma siamo sempre certi che si tratta di colon irritabile?

 

Dott. David Di Segni

Fisioterapista

david.disegni@gmail.com

 

                                    Introduzione

IleocolonLa sindrome del colon irritabile (IBS, Irritable bowel syndrome in inglese) è una patologia caratterizzata da crampi (anche molto forti), dolore addominale, nausea, costipazione e diarrea. Caratteristica importante è sicuramente il fatto che la presenza di questa patologia non lascia danni permanenti al tessuto, e non determina la comparsa di tumori.

La stragrande maggioranza delle persone affette da questa patologia, riesce a gestire la sintomatologia grazie ad una dieta con cibi che non irritano il colon, oppure grazie a farmaci antispastici che alleviano le crisi. Nelle varianti in cui è presente una componente emotiva, è uso comune associare la gestione della sintomatologia con blandi ansiolitici. Per alcuni pazienti, tuttavia, la sindrome del colon irritabile può rivelarsi invalidante: si può non essere più in grado di lavorare, di fare vita sociale o addirittura di fare viaggi anche se brevi. Negli Stati Uniti il 20 per cento della popolazione adulta, 1 persona su 5 , presenta i sintomi della sindrome del colon irritabile e risulta essere una tra le sindromi maggiormente diagnosticate. Colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini e ha un esordio intorno ai 35 anni. Proprio per la totale assenza di lesioni organiche sulle pareti del colon, questa patologia risulta essere diagnosticata generalmente sempre, quando non si sa il reale motivo dei dolori del paziente. Questa condizione porta alla lunga ad una condizione di frustrazione da parte del malato che non sa realmente cosa lo affligge, e lo porta ad essere visto dalla collettività come un malato immaginario. Proprio per questo si instaura una condizione di ansia, che porta il soggetto a sottoporsi a mille esami, spesso negativi, e accentua quindi il suo disagio. Nel pratica fisioterapica spesso proprio nell'anamnesi del paziente viene omessa questa sindrome, e i colleghi quindi non si trovano a trattare la patologia, che rimane di competenza del gastroenterologo o dello psichiatra (per controlllare l'aspetto ansiogeno).

 

Discussione

Una percentuale che varia tra il 10 e il 20 % dei malati di questa sindrome, risulta, invece affetto da una infiammazione all'ileopsoas. Facendo un breve ripasso dell'anatomia, ricordiamo che tale muscolo profondo ha origine da D12 e si prolunga fino ad L4, per poi inserirsi sul piccolo trocantere del femore. La sua funzione è quella di:

-Flettere addurre ed extraruotare la coscia quando prende punto fisso sulla colonna e sul bacino.

-Flettere e inclinare dal proprio lato il tronco, e ruotarlo dal lato opposto, quando prende punto fisso sul femore.

Proprio per la sua posizione anatomica, spesso è in stretto contatto con il colon, sopratutto quello ascendente, e non sono rari i casi di coliti provocate da una contrattura o infiammazione dello psoas, che disturba la peristalsi (movimento del colon per spingere le feci). I sintomi sono molto simili ad una normalissima colite, ma ciò che la rende "diversa" è la scarsa risposta ai farmaci antispastici, che vengono sempre prescritti dai medici quando si avvertono dolori addominali. La sintomatologia inoltre si accentua la mattina o in concomitanza dello stimolo evacuativo. Si avverte una contrazione addominale, con dolore proprio nel quadrante inferiore, con dolore crampiforme a intermittenza. Generalmente tale sintomatologia si interrompe o comuqnue diminuisce solo dopo l'evaquazione, e l'area rimane dolente anche per le ore successive. Il paziente affetto da questo disturbo, spesso arriva dal fisioterapista come ultima battuta, o in maniera fortuita, descrivendo i sintomi stanco di un problema che lo affligge da molti anni.

Prima di iniziare il trattamento riabilitativo, bisogna sempre leggere o consigliare una ecografia del rene, e dell'addome completo, in quanto bisogna escludere la possibilità di altre patologie che possono influire sull'ileopsoas, ricordandoci che tale muscolo è spesso considerato un muscolo "Spazzino" nel senso che attrae e concentra le tensioni e le irritazioni di svariati distretti.

 

Protocollo Fisioterapico

Il trattamento riabilitativo è abbastanza semplice ed immediato, e già con poche sedute il paziente affetto da questa particolare forma di "Pseudo Colite", trova apprezzabili giovamenti. Per prima cosa è importante procedere ad una palpazione del muscolo in questione: si pone il paziente supino, con l'arto del lato dove generalmente ha dolore piegato, e l'atro arto esteso. Il muscolo Ileopsoas, è anatomicamente posto lateralmente al colon, e per aver la certezza di poterlo palpare, si chiede di sollevare leggermente il ginocchio dal lettino (es. "pensare di sollevare quel tanto che basta per poter far passare un foglio di carta"). Generalmente chi è affetto da questa patologia, ha un cordone duro, e manualmente con movimenti cranio-caudali, si procede ad un massaggio.

All'inizio sarà particolarmente doloroso, ma dopo pochi minuti, già si attenuerà il fastidio, e il tessuto tenderà  a rilassarsi. Il paziente spesso sente una sensazione di liberazione e il colon prende a muoversi con movimenti peristaltici. Si procede con una serie di allungamenti dell'ileopsoas, con streching passivo, ed esercizi attivi. Dal punto di vista fasciale, il muscolo Ileopsoas è strettamente connesso per continuità con l'adduttore, e quindi spesso un lavoro fasciale su tale distretto aiuta molto il paziente e dona sollievo. Come esercizi attivi, aiuta molto un lavoro posturale sulla catena anteriore, mediante autoposture souchard a rana al suolo. Bastano davvero 10 minuti al giorno, per allungare e donare nuovo movimento alla fascia. Può infine aiutare a combattere la sintomatologia dolorosa, e infiammatoria, alcune sedute di Tecar, con intensità media, in modalità capacitiva per un tempo di almeno 30 minuti.

 

Conclusione

Le sedute vanno effettuate 3 volte a settimana, e generalmente si nota un miglioramento già dopo il primo incontro. Questo trattamento è da considerarsi come supporto alla terapia e frutto dell'esperienza clinica. In questa sindrome, anche piccoli cambiamenti, possono aiutare a diminuire i sintomi, e in certi casi quando lo psoas è molto infiammato, a risolvere gran parte della sintomatologia.

 

Contatti Autore

david.disegni@gmail.com

www.mdmfisioterapia.it

 


Ultimo aggiornamento Martedì 20 Ottobre 2015 14:32
 

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